I primi passi del turismo in Val Pusteria

di Rudolf Tasser

Le Tre Cime di Lavaredo con alpiniste e alpinisti pionieri in
primo piano. Cartolina illustrata. Johann F. Amonn Bolzano,
1910 circa. Archivio storico della Città di Brunico, raccolta
Weissteiner.

Siamo circa alla metà del XIX secolo, quando il turismo irruppe in Val Pusteria e sorsero le prime località di villeggiatura. I decenni che precedettero la Prima Guerra Mondiale videro una congiuntura positiva, che tuttavia ebbe un corso diverso dal nascente turismo di massa successivo
alla Seconda Guerra Mondiale. Un tempo infatti i turisti erano molti meno, ma soggiornavano spesso per più settimane o addirittura per più mesi nello stesso albergo o hotel.

Il sogno turistico della Val Pusteria

Il turismo non portò solo soldi nelle casse di chi era in grado si sfruttare la nuova situazione, ma provocò anche una ridistribuzione di redditi e patrimoni. Chi era vissuto sfruttando il traffico di passaggio, poteva ora trovarsi in difficoltà. Altri invece, a cui era riuscito il passaggio a questo nuovo ramo dell’economia, raggiunsero redditi inimmaginabili. Un caso esemplare per questi ultimi è l’albergo Aquila Nera a Villabassa gestito da Emma Hellenstainer. Questo paese si può definire come l’avanguardia turistica della Val Pusteria.

La promozione del turismo

Ospiti particolarmente agiati, non di rado soggiornavano tutto l’anno in hotel per rigenerarsi. Durante l’inverno stavano a Merano, in primavera in una località un po’ più in alto, come ad esempio Rio di Pusteria, in estate infine nell’Alta Pusteria. La pubblicità turistica si diffuse attraverso gli scrittori. Furono soprattutto Ludwig Steub (Aichach, Baviera) e Heinrich Noë (Monaco) a riferirsi alla Val Pusteria. Vennero pubblicate anche delle guide che si concentravano su una sola località come quella di Josef Rabl (Vienna) su Villabassa o quella di Hans Biendl (Vienna) su Sesto. Fin dall’inizio la società che gestiva la linea ferroviaria che attraversava la Val Pusteria, aveva tutto l’interesse a incentivare quanto più possibile il traffico turistico. Così si premurò di offrire buoni collegamenti di treni rapidi che portassero soprattutto facoltosi viennesi e triestini in Alta Pusteria.

“Colonizzazione alberghiera” a Dobbiaco. Cartolina illustrata, Josef Werth, Dobbiaco, 1910 circa. Archivio storico della Città di Brunico, raccolta Weissteiner.

Il club alpino austro-tedesco

Un modo per rendere accessibili le montagne era quello di costruirvi dei rifugi e tracciare sentieri ben segnalati. Nel 1877 nacque la sezione Alta Pusteria del club alpino austro-tedesco. Nel 1879 contava già 41 soci, nel 1883, 61. Nonostante l’esiguo numero di soci il club acquistò una forte rilevanza, grazie soprattutto a soci particolarmente attivi come il sindaco di Villabassa Jakob Traunsteiner o Josef Anton Rohracher, il proprietario dell’Hotel Germania a Dobbiaco nuova. Altrettanto attive furono le sezioni di Campo Tures, nata nel 1880, e la sezione Ladinia di Corvara, nata sette anni dopo.
Sorse cosí la professione della guida alpina. Anche in Val Pusteria con il passare del tempo si formarono delle vere e proprie dinastie di guide alpine perché il mestiere veniva tramandato di generazione in generazione. Campo Tures ebbe la propria associazione guide alpine a partire dal 1902.

La pubblicità turistica

Per ciò che concerne la pubblicità, per lungo tempo ci si limitò a quella che oggi viene chiamato il “passaparola”. Già prima della Prima Guerra Mondiale però si cambiò marcia, dando soprattutto valore all’aspetto architettonico delle strutture turistiche. In tal senso un forte effetto promozionale ebbero l’Hotel Lago di Braies, aperto nel 1899, e diversi altri alberghi a Rio di Pusteria, Villabassa e in altri luoghi termali della vallata. I primi ospiti venuti in Pusteria come “forestieri” erano bolzanini e meranesi in fuga dalla calura estiva delle loro città di provenienza. Il gruppo successivo e di maggiore entità era costituito da persone provenienti da altre città dell’impero austroungarico, da Monaco e da altre città germaniche. Viaggiavano carrozze e diligenze di diverse forme trainate da cavalli, in parte messe a disposizione dagli stessi hotel. La strada per il Lago di Braies era riservata a questi mezzi. Le auto non potevano percorrerla a meno che non si trattasse della macchina di un arciduca. I cocchieri erano i dominatori assoluti delle strade provinciali e imperiali e si lamentavano del continuo aumento di ciclisti che ostacolavano il transito sulle strade. I giornali parlavano di “velocità pazzesca delle auto” e pronosticavano un peggioramento della situazione. Già prima del 1914 c’erano auto omnibus e dal 1900 una corriera postale con 12 posti a sedere viaggiava in Val di Tures.

Ponte ferroviario sopra la gola dell’Isarco presso Fortezza. Cartolina illustrata, Gebr. Metz Kunstanstalt Tübingen, 1895 circa. Archivio storico della Città di Brunico, raccolta Weissteiner.

Le posizioni dei partiti politici tirolesi riguardo al turismo

I grandi partiti politici del Tirolo, i conservatori, i liberali e i cristiano-sociali, presero posizioni diverse nei confronti del turismo. I conservatori temevano che il turismo producesse una monocultura che mirasse esclusivamente al profitto. Problemi nacquero anche tra ospiti di religione protestante e tirolesi di stretta osservanza cattolica. Questo portò il principe vescovo di Bressanone, Simon Aichner, a stigmatizzare, in una
lettera pastorale apparsa nel 1896, gli aspetti negativi del turismo tra cui quello che rendeva impossibile assistere alla santa messa nel caso di escursioni alpinistiche previste di domenica. I liberali dal canto loro non rinunciarono al loro apprezzamento del turismo. Vi vedevano l’unica concreta e cospicua fonte di entrate per la quale valeva la pena impegnarsi di più. I cristiano-sociali tirolesi non si opponevano all’economia e vedevano dunque di buon occhio anche lo sviluppo del turismo.


* Questo testo è tratto dal catalogo „1870: Aufbruch ins Grün / Evasione nel Verde“.


Immagine: Cartina del Tirolo con strade e distanze, n. 10: Dolomiti. Progetto di J. Georg Thöni, edizione di Jos. Grissemann a Imst, litografia di K. Redlich a Innsbruck. II edizione del 1900 circa. Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, K X/17 (particolare).